Chi si aspettava un seguito di “The first moon”, il primo Ep elogiatissimo, non resterà deluso, ma avrà motivi di sorpresa; perché il sound dei Two Moons non si smentisce.Post punk di nobile radice mancunana, lo sguardo apertissimo a sonorità elettro sintetiche. Il disco ha lo spirito avventuroso di un rinnovato esordio, discostandosi dalle sonorità tipicamente eighties per un viaggio più lungo e duraturo.Se l’album mantiene le promesse, buona parte del merito va alla ricerca che la band ha saputo estrarre e ripresentare tra le sonorità degli ultimi trenta anni.
Che cosa fa la differenza in quest’album? La cura del suono, la profondità del modo in cui i Two Moons arrangiano le canzoni, stratificandole con dettagli e sfumature, ma senza mai soffocarle, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale che è la canzone stessa. Un’alchimia che così bene, in Italia (nel loro genere) riesce a loro e a pochi altri, sia nei pezzi “dritti” sia in quelli sperimentali.
Il primo lavoro dei Two Moons ha i piedi saldi nel passato ma la testa nel presente, ma c’è anche futuro, soprattutto nei due brani, “Stars”, brano elettronico dal retrogusto antico, ma con un sapore decisamente moderno e “In the city”, cavalcata a velocità di curvatura, dove i Two Moons lasciano intendere poco, e di fatto chiariscono subito di che pasta sono fatti.Labyrinth, il secondo brano del cd, avvolge, trascina, sazia ogni palato musicale.“Colors” il brano che da anche il nome all’album è una dolce ballata anni 2000, in questo brano è racchiuso il concept di tutto l’album.Ascoltando “The well” ci si ritrova in un passaggio claustrofobico, attraverso le foreste incontaminate della mente umana, fatta di paure di voglie, di lussurie … d’amore.In “To run”, “Automatic Smile” e “Notihing” la vena dark dei Two Moons esce con prepotenza, ponendo le basi a brani che diventano con il passare dei minuti splendide tele variopinte di sentimenti e cupe speranze.“Moon that watches me” cantato in duetto con Francesca Bono (Ofeliadorme) è la ballata per definizione, un dialogo incalzante con la luna, dove la voce frusciante di Francesca si interseca con quella rigida e marziale di Emilio in una danza introspettiva ma allo stesso tempo dolce e colorata.
Che dire i Two Moons hanno calato i loro assi: una scrittura pragmatica ma diretta che raramente si accontenta della soluzione più facile e sbrigativa, un’attenzione particolare al ritmo e alle dinamiche interne della composizione, un’abilità non comune nel panorama italiano … ne sentirete parlare.
NON VI RESTA CHE ASPETTARE IL 4 FEBBRAIO 2012!!!!

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