12 Luglio 2012 admin

ASCENSION MAGAZINE Intervista ai Two Moons

INTERVISTA ai TWO MOONS
di Pierluigi Marchetti

1) Benvenuti sulle pagine di Ascension Magazine! Per prima cosa iniziamo col presentare la band: potreste raccontarci come nasce, quali sono le origini del vostro progetto?

I Two Moons sono quattro musicisti che hanno condiviso diversi progetti musicali. Nasciamo quasi per caso, ma dal primo giorno abbiamo subito avuto le idee chiarissime sul progetto e gli obiettivi della band.
Veniamo alla luce direttamente sul palco, la nostra prima prova non è stata in uno studio, ma sul palco di una manifestazione.
Sembra strano ma è così, se poi si aggiunge che la nostra non è stata una serata d’improvvisazione. Penserete, come avete fatto ad avere un repertorio quella sera, come avete fatto.
Presto spiegato, i Two Moons, nascono dalla costola di un progetto di musica strumentale di Mister Rips (basso dei Two Moons), il quale è invitato per una serata dal vivo.
Non avendo mezza voglia di andare da solo, penso bene di chiamare me, Emilio (voce) e chiedermi se potevo integrare del cantato ai brani strumentali.
Io fermo da circa sei anni, avevo tanta di quella roba nel cassetto, mai utilizzata, che nel giro di pochi giorni avevamo già trasformato i brani strumentali in canzoni.
Nel frattempo coinvolgemmo anche Nils (chitarra) che abitando ad Arezzo, non proprio a due passi da Bologna, era un serio problema logistico.
Non avendo moto tempo, pensammo che l’unico modo per velocizzare il tutto fosse di inviare e ricevere i brani e le bozze via internet.
Nel giro di pochi giorni le chitarre furono integrate.
Nessuna prova, ci incontrammo per il soundceck e poi parti la serata … un successo.
Lì nacquero i Two Moons, che non hanno più smesso di  suonare dal vivo e visto che funziona di lavorare e creare via internet.

2) Perché avete scelto il nome Two Moons?

La luna sempre usata in mille metafore (nella musica nei film, nella letteratura) è spesso associata al buio, all’oscuro,  ma il suo significato sia dal latino sia dal greco è ben diverso, significa luminoso, lucente.
La luna è ambigua, è bifacciale, con il suo lato oscuro e quello luminoso.
I Two Moons esprimono questa bivalenza, due anime in una band: quella cupa, introspettiva legata a sonorità tipiche del darkwave anni ottanta e quella magnetica, sciamanica e solare dell’elettronica moderna.

3) C’è un’idea o un concetto che unisce le canzoni del vostro album d’esordio, “Colors”? Cosa potete dirci della bella immagine in copertina, realizzata da Alexa Invrea?

La musica dei Two Moons è un viaggio che non racconta, ma illustra, non descrive ma  rappresenta, un animo sperimentale che esprime un’affascinante irrequietezza.
Cerchiamo di trasmettere sensazioni e lasciare all’ascoltatore il senso che trova nelle nostre canzoni.
Siamo convinti che i brani raggiungono l’ascoltatore in maniera assolutamente soggettiva, e quindi lasciamo loro libera interpretazione, quello che desiderano trovare nel preciso momento dell’ascolto.
“Colors” p il seguito del primo EP “The first moon” è un viaggio profondo e intenso nella nostra psiche, cercando di scavare le parti più remote e nascoste del nostro io, un percorso articolato e azzardato verso le infinite sfumature delle debolezze umane.
La Copertina di “Colors” è un’opera di Alexa Invrea, artista a nostro parere di un’intensità disarmante. Durante un nostro live, in un club, trovammo la mostra dell’artista che a dire la verità non conoscevamo, siamo rimasti folgorati, e l’opera che poi sarebbe stata la copertina di “Colors” rappresentava a tutto tondo le sensazioni che s’intendevamo trasmettere dal disco.
L’angelo raffigurato, noi lo concepiamo come simbolo di purezza, lo specchio delle nostre paure messe a nudo dai nostri sentimenti più puri, compresi quelli che fanno più male.
Guardando sempre avanti con spiragli di luce, colori e ottimismo.

4) Scorriamo velocemente i brani di “Colors”… potreste fare per noi un “track by track” delle liriche e delle tematiche che lo contraddistinguono?

L’album è composto da nove le tracce (e una gosth track) dal sound post punk di radice mancuniana.
Il disco apre con “Stars”, brano elettronico dal retrogusto antico ma con un sapore decisamente
Moderno, tratto da una poesia di  “Elisabetta Gnudi”. Il significato, chiedetelo a lei, io mi sono fatto già il mio viaggio.
Segue “In the city”, cavalcata a velocità di curvatura. Nonostante la briosità e il mood disco del brano, in realtà parla del disagio del “mostro” città. Di come sia facile perdere la propria umanità e individualità tra le luci dei cartelloni pubblicitari o nel traffico all’ora di punta.
“Labyrinth” terzo brano in sequenza, è un’autocritica, non biografica, di un uomo che si rifugia nell’alcol la rabbia di trovarsi con un pugno di sabbia in mano dopo anni di aver dato tutto.
“Colors”, la tittletrack, è una dolce ballata anni 2000 che racchiude il concept di tutto il lavoro nella frase della voce fuori campo “if you want, the colors are millions, It’s easy to choose.” , un invito ad assaporare e scegliere tra i colori dell’album.
“The Well” un paesaggio claustrofobico, attraverso le foreste incontaminate della mente umana, fatta di paure, di voglie, di lussurie, di amore. La visione notturna di un pozzo “trafitto” dalla luna, l’immaginario quasi horror di danze per e con la luna attorno ad esso.
“To run”, l’amore impossibile rincorso e mai raggiunto, tra gioi e dolori, tra bianco e nero, tra luce e buio.
“Automatic Smile” brano che ricorda come sempre di più  la gente, come riflessa in uno specchio, diventi sempre più falsa come i “personaggi” dello star system.

“Nothing” cui ideo è tratto dal film animazione di David T. Krupicz “Archo Defender”.
Una collaborazione tra Two Moons e Kupricz che si prefigge di far conoscere in Italia uno dei più bei film d’animazione degli ultimi anni, oltre a portare la musica dei Two Moons oltreoceano.
Il brano traccia la linea ormai solcata di quest’epoca di nessuna certezza del nulla per cui vivere nulla per cui morire”.
Infine, “Moon that watches me”, in duetto con Francesca Bono (Ofeliadorme) è la ballata per definizione: un dialogo incalzante con la luna, dove le voci s’intersecano in una danza introspettiva anche se dolce e colorata allo stesso tempo.
E’ stato difficile, spiegare le canzoni è sempre un dramma, se poi si aggiunge, come ho detto anche prima, che i nostri  brani non descrivono ma molte volte lasciano intendere, capirete che è stata un’impresa.
5) Nell’album vi sono molteplici e importanti riferimenti musicali che con la vostra sensibilità e gusto avete tessuto insieme: New Wave sopra ogni altra cosa direi. Cosa rappresenta per il gruppo e quali sono gli artisti che ritenete fonte d’ispirazione o con i quali siete cresciuti?

Cresciuti a pane è Joy division, latte e Bauhaus, ma con una conoscenza profonda della musica a 360°, non possiamo non avere influenze post punk/dark.
Se dovessi elencare le band che hanno influenzato ognuno di noi non basterebbe un solo numero di “Ascensione Magazine”.
Elenchiamo cinque  band, oltre le prime due citate, ma ascoltando la nostra musica vi accorgerete che i riferimenti vanno ben oltre.
Smiths, Depeche Mode, Bowie, Radio Head, Einsturzende neubauten!

6) Fateci entrare in studio con voi… potresti rivelarci qualche segreto sulla genesi delle vostre canzoni?
Nessun segreto, come accennato prima, l’unica particolarità della nostra band è questo modo di creare musica, quasi in intimità.
Ognuno elabora, lavori altrui, proponendo, riproponendo e aggiungendo qualcosa di suo, ma nella completa individualità.
Ovvio che si prova in studio, ma dopo aver tradotto un’idea in più idee e in fine in musica.

7) Parlateci dei vostri live… cosa dobbiamo aspettarci da un concerto dei Two Moons?

I nostri live sono caratterizzati da videoproiezioni in sync con i brani.
Questo crea due tipi di pubblico, o a volte due tipi di risposta da parte del pubblico anche nello stesso concerto.
Il pubblico a volte sembra completa immerso nel mondo Two Moons, vediamo sguardi lontani che si lasciano trasportare dalla musica e dalle immagini, lontani da noi fisicamente, gente immobile che ascolta quasi in religioso silenzio, non dorme se è questo stavate pensando J
Poi c’è il coinvolgimento attivo, facendo della musica elettronica e anche ballabile, dopo un po’ di viaggi il pubblico non disdegna di fare anche quattro salti.
In entrambe le situazioni, siamo soddisfatti perché percepiamo che la nostra musica arriva, esattamente nel modo di come l’abbiamo concepita.
Questo è quello che abbiamo sempre voluto e che abbiamo desiderato dalla prima volta che siamo saliti su un palco.

Di Pierluigi Marchetti

Ascension MAGAZINE 31 – Estate 2012

 

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