ROCKIT (Recensione “Elements”)

Certi dischi hanno l’immediata capacità di trasportarti in altre stagioni, di cancellare il furore luminoso che esplode dietro le finestre per trascinare ogni cosa nel solco crepuscolare di risvegli gelidi, e riportare in superficie ricordi conservati nel freddo e negli angoli più nascosti della memoria: “Elements” è così, è un poderoso tuffo nell’inverno pieno e nel lato oscuro degli ottanta. E non è solo la presa evocativa di titoli come “Snow”, “Rain” o “Autumn” a eclissare il calore guerriero di un’estate, è l’insieme dei brani che pian piano avvolgono in un sottile strato di brina e pensieri nostalgici, fanno tutto bianco e nero e l’unica, piccola nuvola che galleggia nell’azzurro pare all’improvviso dominare il cielo.

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IndiePerCui (Recensione “Elements”)

Con i Two moons si fa un salto indietro di 30 anni e più, tra batterie sincopate e suoni che sembrano provenire da territori sconfinati e lontani.

Una voce che convince fin dalle prime battute, che ingloba Joy Division e Bauhaus quasi a chiudere un cerchio magico che si esprime nell’arcana oscurità di queste 10 tracce , scivolando perentorie quasi fossero nuvole di vapore che costantemente si alzano per far vedere l’orizzonte come non si era mai visto prima.

Una lenta trasformazione che sfumatura dopo sfumataura si concentra in interminate melodie, una profondità toccata e rivelata da sonar acquatici che creano mondi su mondi, strade su strade per arrivare all’insospettabile bisogno di vita e rinascita dalle macerie del tempo.

Si inizia con Welcome to my Joy per vibrate sterzanti in Snow, bellissima ballad di puro romanticismo celato, poi come in un soffio si passa ad Autumn altro gioiello stagionale minimale e dirompente.

Le canzoni poi scivolano mantenendo lo stesso stile della prima parte del disco e fra tutte spicca nel finale la strumentale in contorsione mistica Leaves.

Un disco che riporta in auge uno stile quasi dimenticato, ma che ha posto le basi per tutto l’indie rock moderno, i Two Moons sanno bene che cosa vogliono e questo disco è l’emblema di una trasformazione che sembra quasi non finire mai.

 

http://indiepercui.altervista.org/two-moons-elements-autoproduzione/

 

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DARKITALIA (Recensione “Elements”)

Nelle band di nuova generazione pare che lo spettro di Ian Curtis e dei Joy Division resti sempre in agguato, pronto a palesarsi in una voce baritonale, in un suono di chitarra particolarmente riverberato, in un basso fluido e "medioso". La difficoltà delle ormai numerosissime band che fanno attivamente -o loro malgrado- parte di quell'ondata "revival" risiede proprio nel riuscire a tracciare la linea fondamentale che separi il culto maniacale e l'ortodossia dall'intuizione, afferrando le redini del genere e trascinandolo su sentieri personali. Non serve necessariamente confezionare un prodotto che porti all'eccesso l'idea di sperimentazione, né sporcare a tutti i costi il filone di riferimento (lo si voglia riconoscere come "dark-wave" o con il più vago termine "post-punk") attraverso elementi del tutto estranei per impressionare l'ascoltatore: basterebbe ricordarsi quanto sia controproducente, negli aridi anni '10, riproporre qualcosa di già trito e ritrito, in tutte le sale possibili, nelle ultime tre decadi. Basterebbe, ad esempio, seguire l'esempio dei Two Moons.

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EXTRA! MUSIC MAGAZINE (Recensione “Elements”)

Terzo lavoro per i bolognesi Two Moons, band dalle sonorità post-punk-dark wave sulla scia dei Joy Division, Cure, Bauhaus. Atmosfere cupe e sotterranee, illuminate da un flebile neon. Appena ho inserito il cd nel lettore mi sono subito proiettata nella Berlino degli eighties, sia per le emozioni che il disco trasmette che per l’assonanza con gli Einsturzende Neubaten. 
10 pezzi e una ghost track, cantati in inglese, scelta azzeccatissima per la band, anche perché le corde vocali di Emilio Mucciga si prestano perfettamente a evocare la dimensione post-punk. 

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Patrizio Longo Intervista i Two Moons – “Elements”

Sonorità dark wave per Two Moons che raccontano di Elements il primo in stampa Irma Records. Le metriche richiamano nella sensibilità, nelle atmosfere e nel modo di interpretarle band come Bauhaus, Cure, Joy Division.

Incontriamo Emilio Mucciga per raccontare di questo lavoro, bentrovato.


Grazie per l’invito.

Cosa ha rappresentato il passaggio dall'autoproduzione ad Irma records?

Le nostre scelte sono sempre state libere da stress, senza forzature, ci siamo presi sempre il tempo che serviva per fare le cose, senza l’affanno di chi ha fretta di arrivare. Abbiamo sempre valutato tutte le proposte nel corso di questi anni, ponderandole sempre, senza farci mai prendere dalle situazioni. La proposta di IRMA è quella che più ci ha convinto, abbiamo iniziato una collaborazione che speriamo duri a lungo.

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Indiece1974 (Recensione “Elements”)

Post-punk stratificato e schegge impazzite di new wave tardi anni Ottanta contraddistinguono un lavoro che ricorda per certi versi i più riusciti album dei Radio 4 e per altri il Bowie di China Girl. Ascoltando Elements potrete riconsiderare seriamente la possibilità, spesso trascurata, che il rock sia un genere ballabile. Per i Two Moons lo è a tal punto da farne un rito associativo in cui coinvolgere tutti anche quanti, incautamente avvicinatesi alla loro musica, si sono ritrovati con sorpresa a muoversi dalla cintola in giù. D’altronde negli “elementi” naturali citati nel titoli e ripresi poi nelle singole canzoni il movimento è quanto di più spontaneo e naturale.

 

http://indiece1974.wordpress.com

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Troublezine.it (Recensione “Elements”)

Sanno essere freddi e glaciali i Two Moons, ma non per questo respingono l'ascoltatore, anzi, lo catturano e ipnotizzano nelle loro maglie wave, che trovano appigli oscuri in un post punk cangiante.

Sono frammenti evocativi quelli del gruppo, portatori anche di alienazione e solitudine, capaci di evocare sintassi spaziali (I'm Sure), mondi sintetici (Brand New), morbide brezze morbosamente carezzevoli e malinconiche (Autumn), decadenza e disturbo (Snow). Un basso penetrante, voce curatissima, ammaliante e tenebrosa, chitarre che al momento giusto rendono spesso e corposo il suono, elettronica capace di stimolare e graffiare senza mai essere fuori posto o controllo.

Brilla di luce propria Rain, viaggio cibernetico che non lascia tempo al respiro. Pare avere più di qualche affinità con moderni alfieri del post-punk Starchild, con una linea melodica molto convincente che amplifica pathos ed emozione. Se il giudizio era già altamente positivo, beh, ci pensa Leaves ad alzare ancora di più la media, perchè i fantasmi Cocteau Twins del brano non possono che ammaliare in eterno. E mentre stiamo per andare alla deriva completamente ci pensa il duro mondo industriale di Crazy World a colpirci duramente e ripetutamente: drammatico risveglio nella civiltà delle macchine, così spietata, sonica e dissonante. Sanno essere variegati i Two Moons e questo gioca tutto a loro favore.

Il lato dark degli anni '80 come punto di partenza per un gruppo dalle mani fredde, ma con un cuore caldo e pulsante.

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