30 maggio 2017 admin

Recensione – Cognitive Dissonance – Frastuoni

Terzo album per il quartetto bolognese Two Moons questo Cognitive Dissonance pubblicato dalla Atmosphere Records che fa da ottimo seguito ai precedenti Colors ed Element. Con esso i nostri dimostrano, e questo tengo bene a precisarlo, una maturità nei suoni, nelle liriche e negli arrangiamenti ben al di sopra di molte band dell’attuale panorama alternativo e/o indipendente (non solo italiano) legato alla nuova scena musicale dark-wave; scena che i Two Moons riescono perfettamente ad enfatizzare con un sound ipnotico, inquieto e notturno. Le nove tracce che compongono il disco scorrono come se un mantra si impossessasse dell’ascoltatore. La voce di Emil Moonstone sembra provenire da una stanza in cui Wim Wenders sta girando un footage in bianco e nero. La chitarra di Iacopo Palax si modella perfettamente alla ritmica della batteria di Angelo Argento ed alle linee basso-synth di Giuseppe Taibi, polistrumentista del gruppo già noto a queste pagine per il progetto European Ghost.

Suoni ora lontani ora vicini e di una bellezza acida. Le suggestioni apocalittiche e tormentate di Numbers aprono l’album. Il brano successivo Silent ha una urgenza più spiccata con forti richiami allo stile della prima 4AD. Across In The Sky si muove liberamente su ritmi in crescendo. Adesso è più facile colpire, distruggere. Destruction (logica-illogica conseguenza) anticipa Strange Days, brano di una bellezza sublime. È un crocevia di sensazioni durante una giornata di pioggia. Una realtà oggettiva, tormentosa, altalenante. It’s Not Fault è nervosa, con timbriche decisamente post-punk. In I Live In Lies si sogna … è il momento più epico dell’album. Qui si tocca il vertice … una danza fino al delirio. È una sorta di climax-anticlimax-climax in cui l’unica apparente quiete risulta essere uno stato di trance dove le emozioni sono in perfetta simbiosi con i paesaggi glaciali delle atmosfere che si respirano all’interno del CD. I ritmi lenti di The Monsters “aprono” al brano di chiusura Rebirth; la scuola dark-wave fa nuovamente capolino mentre oscure luci indicano un percorso possibile.

Immune da false contaminazioni, Cognitive Dissonance racchiude incredibili momenti di straniante angolosità introspettiva. Un album riuscito in tutto e con una carica emozionale fortemente diretta. La stessa che il gruppo riesce a trasmettere al pubblico nei loro live-act dove gli impulsi sonori si combinano caleidoscopicamente tra cascate e frammenti d’ansia ed illusione. A questo punto credo che ogni altra parola scritta risulterebbe superflua. Buon ascolto!

Luca Sponzilli

 

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