1 Marzo 2017 admin

Recensione – “Cognitive Dissonance” su “Indie-Roccia”

Segni Particolari: A due anni di distanza dalla loro ultima fatica, esce Cognitive Dissonance, quarto lavoro dei Two Moons, per la neonata etichetta Atmosphere Records. Il disco è disponibile in Cd e vinile e nei principali music store on line. La copertina è  opera di Pier Paolo Calzolari, artista tra i maggiori esponenti dell’Arte povera.

Ingredienti: Il titolo del disco è già un ottimo biglietto di presentazione per questo nuovo lavoro per i Two Moons. Con un’espressione presa in prestito alla scienza psicologica che indaga sulle contraddizioni individuali dell’uomo, Cognitive Dissonance esprime in musica e parole il disagio di questi tempi moderni. Il disco si presenta come un viaggio a metà strada tra realtà e illusione, tra sogno e incubo. La sensazione di inquietudine è  prevalente in ciascuno dei novi episodi di cui si compone l’album, a cominciare dall’opener Number, pezzo che ha anticipato l’uscita del disco: l’elettronica perversa e acida si combina con la voce accattivante di Mucciga, e trascina immediatamente l’ascoltatore nella dimensione parallela dei Two Moons. La successiva Silent è ipnotica e surreale, giunge lontana nella notte a riscaldare con i suoi ritmi scanditi e le tastiere così suggestive; mentre Across in the sky spinge leggermente sull’acceleratore verso un mondo distopico, così come Distruction che suona cattiva con i suoi synth incalzanti. Si cambia decisamente mood con Strange days, forse il brano più bello del disco: basso e drum machine dettano una trama oscura; la chitarra irrompe con un riff straziante, lacerante e si fonde nel cantato di Mucciga che in questo pezzo assume un tono più drammatico. It’s not my fault è una scarica elettrica ad alto voltaggio. Nell’ultima parte del disco i ritmi si fanno più lenti, l’oscurità a tratti si dissolve, e quasi si intravede uno spiraglio di luce e di salvezza (la tripletta I live in liesThe monster, Rebirth). La wave è solo il punto di partenza, che si sviluppa secondo   direttrici proprie: i synth si fondono a incursioni chitarristiche a tratti impetuose, a tratti dilatate e sognanti, denotando l’esistenza di uno stile e di una personalità ormai ben definita.

Densità di qualità:  Il primo impatto con Cognitive Dissonance è ipnotico e affascinante, e lascia una sensazione di turbamento interno. Tuttavia, un unico ascolto si rivela assolutamente insufficiente per comprendere a pieno la bellezza del disco. Per entrare a pieno nelle geometrie sonore che stanno alla base di ogni singolo pezzo sono necessari ascolti reiterati (con la dovuta attenzione). Questo non significa che Cognitive Dissonance sia un disco “impegnatvo”, si badi, ma semplicemente che ad ogni nuovo ascolto l’ascoltatore può cogliere dettagli inediti, comprendendo ed apprezzando meglio le complesse strutture dei brani.

Velocità: Un viaggio visionario a velocità alternata.

Il testo“He will sing for day to bring him night, the life appear to move only across the sky, I won’t curse the stars and the sky” (Across in the sky)

La dichiarazione: “In questo progetto abbiamo messo anima, amore, passione e tutto quello che potevamo dare. Le nostre forze non si sono concentrate per confezionare un disco ma per realizzare qualcosa che emozioni chi lo ascolta, che si ricordi di averlo ascoltato anche solo dopo un passaggio, che faccia riflettere, che attiri l’attenzione senza neon, provocazioni o saldi, che possa …raccontare qualcosa” (Emilio Mucciga, dalla sua pagina Facebook).

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DI Gilda Romeo

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