18 Luglio 2014 admin

ROCKIT (Recensione “Elements”)

Certi dischi hanno l’immediata capacità di trasportarti in altre stagioni, di cancellare il furore luminoso che esplode dietro le finestre per trascinare ogni cosa nel solco crepuscolare di risvegli gelidi, e riportare in superficie ricordi conservati nel freddo e negli angoli più nascosti della memoria: “Elements” è così, è un poderoso tuffo nell’inverno pieno e nel lato oscuro degli ottanta. E non è solo la presa evocativa di titoli come “Snow”, “Rain” o “Autumn” a eclissare il calore guerriero di un’estate, è l’insieme dei brani che pian piano avvolgono in un sottile strato di brina e pensieri nostalgici, fanno tutto bianco e nero e l’unica, piccola nuvola che galleggia nell’azzurro pare all’improvviso dominare il cielo.




La darkwave dei Two Moons è fatta di rimandi al passato, inserti elettronici, sezione ritmica in costante evidenza, suoni asciutti e al tempo ricercatezza: non manca un certo gusto per il synthpop (“Brand New”), l’attitudine postpunk da sfogare in pista con passi lo fi(“Welcome to my Joy”), le elettroballate notturne e profondissime à laDepeche Mode (“Autumn”, “I’m Sure”) fino all’infinita malinconia spettrale e sintetica di “Leaves”.

 

 

Terzo album per la band emiliana che procede secondo binari apertamente new wave prediligendo il freddo, non disdegnando le macchine, e cercando l’equilibrio tra pienezza del suono e trame pulite, in una sorta di dark fluido e nudo che scivola facilmente in recessi morbidi e deviazioni oniriche: un godibilissimo tuffo nei nostri inverni, e in quel lato oscuro che, nonostante il furore luminoso, è sempre lì

 

 
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