4 Aprile 2010 admin

ROCK REBEL MAGAZINE Recensione (The first moon)

Già dal primissimo ascolto percepiamo che i Joy Division, i Bauhaus e la musica ’80 in genere non si può dire che non abbiano influenzato questo progetto musicale. Qui c’è più Ottanta che in tutti gli anni Ottanta, e i bolognesi Nils, Emilio, Mr. Rips and Ale lo sanno, ne attingono mixando le sonorità dark di quel periodo con l’elettronica che invece più Novanta non si può, e ne esce “The First Moon”, primo EP dei TWO MOONS, contenente quattro tracks dove Ian Curtis e Peter Murphy (per me l’Icona Post Punk Darkwave con la I maiuscola, in assoluto senza rivali) sono lì presenti a controllare, a dare suggerimenti e a lasciare che siano gli ispiratori di questi artisti, anche se non è facile per nessuna band emulare dei grandi del genere, visto che non si sta parlando degli ultimi arrivati. Pesante il macigno che i Two Moons si portano sulle spalle, il prendere da cotanti genii è cosa assai difficile se non impossibile, ma questo non significa che non si possa trarre ed estrarre dalle loro lezioni insegnamenti tali da poter sfornare buona musica. Ascoltando l’EP, è possibile intuire già da “My Oxigen” l’ascendente Joy Division che si fa presentire come fosse Giove in Acquario, in “Lost” si distingue e individua tanta psichedelia, in “Turn Off” il synth è dominante e il sound elettronico più leggero e maggiormente pop, fino all’ultima “Clouds” raffinata e sognante al punto giusto come una camminata sulla luna. Sicuramente gli arrangiamenti, i testi e l’arte sono oggettivi, l’intento di fare rivivere sonorità inglesi della scena dark e new wave è difficile come cercare l’ago in un pagliaio, ma la professionalità c’è e la preparazione è indiscutibile. Le quattro tracce denotano una sensibilità e una cura tipiche di chi è un vero professionista, è come se si percepisse davvero una energia lunare che ci carica e ci fiacca allo stesso tempo. Le sensazioni sono antitetiche, vaghe e intimistiche, adatte a un ballo notturno in una notte di luna piena prima di intraprendere un viaggio dentro noi stessi.

Recensione di Margherita Simonetti

http://www.rockrebelmagazine.com/cd-reviews-pag-42/

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